domenica 9 agosto 2020

Scarichi trasparenti e altre opportunità

Olimpia De Simone - docente di Storia dell'Arte - Green Italia Campania

C’è un punto della fascia costiera dell’area metropolitana di Napoli, particolarmente emozionante, da cui si può godere contemporaneamente della vista del Vesuvio e di Monte Faito, ai piedi del quale si dipanano verso l’orizzonte, Pozzano, Punta Scutolo, Punta Campanella, Capri, e seguendo lo Skyline, Ischia, Procida, i Campi Flegrei , Napoli, la costa vesuviana... Ci troviamo tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, che da sempre si contendono la Petra Herculis, oggi conosciuta come “Scoglio di Rovigliano”, posta a pochi metri dall’arenile, a vivacizzare ulteriormente il paesaggio. Lo spettacolo che godono gli occhi è fortemente disturbato dal forte odore di fogna che emana il corso d’acqua che si unisce al mare! 
Storica risorsa del territorio, oggi nota come uno dei fiumi più avvelenati al mondo: il Sarno. 
I problemi che affliggono questo Fiume sono mille, annosi, intrecciati e stratificati. Toccano, in un modo o nell’altro, gli abitanti di quasi tutto il territorio regionale. Ci vorrebbero vari approfondimenti per comprenderli tutti e scoprirne le complesse responsabilità e ricadute. Cominciamo, per esempio, dal dragaggio del fiume: attività di manutenzione regolarmente espletata fino ad alcuni decenni fa, assolutamente inevasa ormai da troppo tempo, comporta l’aumento dell’inquinamento - che contamina anche il mare e la costa Vesuviana - ma, dato che in questo modo l’alveo del fiume si è ridotto enormemente, causa anche i ripetuti terribili episodi di esondazioni che, oltre i terreni e le coltivazioni di cibo destinato alle nostre tavole, invadono e contaminano le abitazioni nel raggio di alcuni chilometri. 

  

Vediamone un’altra: all’origine il Sarno e i suoi affluenti, Solofrana e Cavaiola, sono puliti e vitali. L’arcaico utilizzo del fiume come risorsa idrica da cui attingere per il fabbisogno di acqua delle popolazioni, ma anche in cui sversare per liberarsi dei residui prodotti - che nel corso dei secoli sono aumentati a dismisura con le stesse popolazioni e le loro attività sempre meno sostenibili per l’ambiente - fa sì che l’inquinamento del Sarno sia di duplice natura: da un lato conseguenza dell’anacronistica - ma ancora attuale - funzione di fogna ufficiale per una parte dei comuni che si collocano sul corso del fiume e, a catena, per tutti quelli dei Monti Lattari; dall’altra di scarico abusivo per tutti coloro che hanno rifiuti e residui di produzione - di varia natura - di cui liberarsi senza affrontare spese di depurazione, smaltimento o simili. 
Sul fronte della rete fognaria e dei relativi allacci al sistema di depurazione del territorio, il Governo della Campania ha recentemente dato un’accelerata andando verso l’alleggerimento dei liquami versati direttamente nel Sarno. Mentre per gli scarichi abusivi, sicuramente più velenosi e impattanti, si preferisce far finta che il problema non esista, demandando gli adempimenti necessari allo Stato e ai Comuni. Ma, se i comuni (circa 40 quelli afferenti al Sarno) non hanno il registro degli scarichi autorizzati nei corpi idrici, come si può procedere all’individuazione degli sversamenti abusivi, di qualsiasi natura essi siano? 
Personalmente e con La Città Armonica sono nella Rete a difesa del Sarno da 2 anni e 1/2, ma ne seguo lo sviluppo dalle primissime battute. La Rete a difesa del Sarno nasce a ottobre del 2017 dal lavoro di attivisti che riuscirono a mettere insieme singoli ed associazioni, dei vari comuni del vasto territorio afferente al Fiume, nella richiesta di impegno per il disinquinamento. In questi anni abbiamo cercato di fare un lavoro serio e approfondito di conoscenza, diffusione e proposta. Ma una delle difficoltà più importanti del nostro territorio è l’incapacità di fare corpo e sistema, disgregandosi nella rivalità campanilista. Nel corso del tempo abbiamo visto nascere e morire tante iniziative di gruppi di diversa natura intorno al Sarno, non ultimo il movimento delle scuole che, nel 2019, hanno realizzato un progetto di comunicazione con la collocazione di paline informatiche in diversi punti chiave del corso del fiume. Con La Città Armonica abbiamo deciso di aderire a tutte le iniziative riguardanti il nostro fiume e quindi, non ultima, a “Giù le mani dal Sarno”, ma ce ne occupiamo da parecchio e abbiamo organizzato convegni e conferenze con le scuole e in circoli privati per divulgare quanto più possibile le problematiche relative al corso d’acqua. Con la Rete avevamo anche avviato degli incontri con i consiglieri regionali, i quali si rivelavano completamente a digiuno in merito. Tutt’al più pensavano si trattasse di affrontare problemi di tipo idraulico e quindi si accontentavano che nel GPS, Grande Progetto Sarno, si progettasse la realizzazione di nuove vasche di laminazione e il raddoppio della foce, senza assolutamente affrontare il tema disinquinamento. Come comitati spontanei di cittadini abbiamo quindi lottato perché il Grande Progetto Sarno non diventasse una moltiplicazione della cloaca, ma si affrontasse il gravissimo inquinamento che sul corso del fiume cresce di metro in metro. 
A tutt’oggi però la programmazione regionale per il Sarno prevede addirittura una triplicazione della foce per ridurre il rischio di esondazioni, sorvolando completamente sull’opportunità di dragare e liberare vari metri cubi dell’alveo. 
Oggi la situazione degli attivisti è molto variegata e dalla Rete a difesa del Sarno sono nati alcune diramazioni: Le sentinelle, gli Amici etc. questi ultimi, di cui fanno parte i Green Italia, si sono distinti per mettere in moto un’azione di raccolta dati dalle amministrazioni comunali in nome della legge sulla trasparenza degli atti pubblici, abbinata alla legge regionale della Campania sugli scarichi nei corpi idrici che, a differenza delle altre regioni, prevede che il registro degli scarichi autorizzati sia a carico dei comuni (e non delle province/città metropolitane come nelle altre leggi regionali che partono da una normativa quadro nazionale). Questo per avere contezza di quanti siano i comuni inadempienti e quindi impossibilitati, per propria carenza, ad affrontare per risolvere il problema degli scarichi abusivi. Grazie a questa iniziativa, sappiamo che alcuni comuni del bacino idrografico del Sarno dichiarano guerra agli altri comuni accusandoli dell’inquinamento, ma di fatto essi stessi non adempiono all’obbligo del registro degli scarichi. 
L’azione continua per acquisire notizie certe da tutti i comuni del territorio e spingere le amministrazioni locali a lavorare insieme per debellare il dannoso fenomeno, seguendo l’esempio di situazioni analoghe affrontate con successo in altre zone d’Italia e d’Europa (cfr. Santa Croce sull’Arno).