martedì 12 gennaio 2021

Piazza Bellini, ennesime oscene capitozzature. La gestione del verde di Napoli ancora senza regole


di Guido Liotti
direttivo Green Italia Campania

Errare è umano ma perseverare è diabolico. I pareri di esperti e sensibili di tecnici e cittadini sono continuamente inascoltati da questa Amministrazione Comunale.

A maggio, in un precedente articolo su questo spazio, facevamo il punto in merito alla complessa vicenda del Regolamento del verde cittadino pubblico e privato, l’istituzione della Consulta dedicata ed un Piano del Verde, fondamentale anche per l’uso delle risorse che sono entrate recentemente dalla Città Metropolitana.

Strumenti ancora assenti che invece avevano avuto, nel programma elettorale per il secondo mandato, un notevole risalto.

Mentre da un lato salutiamo con piacere il quintuplicare delle risorse messe a disposizione per la manutenzione del verde nel miracolato ultimo bilancio e l’innesto di poche nuove forze tra il personale dedicato, riteniamo ancora di più incoerente l’atteggiamento rispetto all'adozione dei preziosi strumenti citati. Del resto lo stesso Sindaco mesi fa aveva ammesso un difetto su questo tema e la necessità di mettere azioni in campo per un rapido recupero in questa chiusura di mandato.

L’Assessore Felaco riporta giornalmente su Facebook il bollettino di iniziative lodevoli, come le manutenzioni di periferia che non si facevano da anni, e non possiamo ovviamente non essere contenti riguardo alla  tanto agognata ripresa dei lavori per il Parco dell’Ex Gasometro al Vomero.

Ma è evidente la mancanza di un disegno integrato in merito a tutte queste azioni. Un’azione coordinata che si dovrebbe nutrire di uno spazio di confronto trasparente con tutte le forze competenti ed appassionate di questa città, come prevedeva del resto l'adozione della Consulta. Così facendo si eviterebbero una volta per tutte quelle situazioni oscene alle quali non ci siamo mai assuefatti, come l’intervento di Piazza Bellini di questi giorni.

Le foto che stanno girando e che vedete anche qui purtroppo parlano chiaro, si tratta dell’ennesimo intervento invasivo per quei poveri alberi. Una modalità verificata molto spesso in precedenza che non riusciamo a capire e tollerare più e che il Regolamento mancante, redatto insieme anche ad agronomi  e botanici esperti e donato gratuitamente a quest'Amministrazione qualche anno fa, metterebbe definitivamente da parte.

Ed eccoci ancora costretti nuovamente a coinvolgere tutte le forze attive in questo campo, indicendo a breve dei nuovi Stati Generali autoconvocati per il verde pubblico e privato cittadino.

Si sono persi altri quattro anni da quando li promuovemmo in questa fase amministrativa. E se desiderate fare il punto sulle vicende di questa consiliatura, che  scaturirono come conseguenza operativa di quella fase, ecco  il link che riporta al documento di Maggio 2020:   https://www.greenewsdeal.org/2020/05/

“Registriamo purtroppo ancora la vera e propria assenza di confronto dell’Assessorato e del Servizio competente nei confronti del Tavolo cittadino con associazioni ed esperti istituito dalla stessa Amministrazione con l'Assessore Borriello e sugli impegni assunti in precedenza” - dichiarano Carmine Maturo portavoce di Green Italia e  Maurizio Fraissinet del direttivo Green Italia - “Prendiamo atto di questa situazione di impasse e, insieme a tutta Green Italia Campania, chiediamo con forza all'Amministrazione di dare in tempi brevi, anche per dimostrare l'effettiva volontà politica di risolvere le problematiche rispetto alle gravi carenze riscontrate, risposte concrete al fine di evitare ulteriori disastri sul verde urbano”

martedì 5 gennaio 2021

Green Italia Campania: inserire nel Recovery Plan un progetto di resilienza del lungomare di Napoli. Maturo: intanto partiamo con il restauro del cosiddetto Molo Borbonico

di Enzo Russo





Il forte impatto emotivo causato dal crollo del moletto di via Caracciolo deve indurre ad alcune riflessioni utili per definire quali misure intraprendere per ridurre il rischio che episodi simili possano ripetersi. 
In linea di massima, i temi che questa vicenda fa emergere possono essere sintetizzati in tre punti:
1. Gli eventi estremi naturali, intensificatisi con il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici.
2. La cura del territorio, che deve essere efficacemente garantita da chi è delegato a questo compito.
3. La tutela della memoria storica.
La violenta mareggiata ha determinato tanti danni sul lungomare ma non è la prima e non sarà l’ultima.
C’è però un fattore nuovo.
Questi eventi, a causa dei cambiamenti climatici, diverranno sempre più frequenti e violenti e, per tale motivo, è necessario individuare misure di resilienza finalizzate a proteggere il lungomare, nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche dei luoghi.
Certo il crollo del moletto poteva essere evitato se gli interventi fossero stati tempestivi ma i poteri amministrativi che governano la fascia costiera sono molti (Demanio Marittimo, Autorità portuale, Comune di Napoli, Soprintendenza) e la lentezza delle procedure burocratiche è nota. Logica vorrebbe che gli Enti preposti individuassero soluzioni amministrative in grado di rispondere in modo adeguato e veloce alle emergenze.
La parte crollata va ricostruita ma questa azione  deve inserirsi in un quadro complessivo mirato a ripristinare le originarie condizioni di tutto il bordo del lungomare.

La soluzione progettuale del 1870, poi realizzata, che prevedeva una forma parabolica della sezione per assorbire la spinta delle onde e respingerle in modo passivo,  non opponendo resistenza alla violenza del moto ondoso e con fori di drenaggio per l’allontanamento delle acque nello stesso tempo, è ancora oggi una risposta ingegneristica efficace.

Inoltre essa  garantisce il  “contatto” fisico e percettivo tra la città e il mare, oggi ostacolato dalle scogliere realizzate nel 1980.
Da queste riflessioni è evidente che il moletto va ripristinato ma, in parallelo, è necessario e urgente procedere al restauro architettonico di tutto il fronte mare con attenzione all’individuazione di soluzioni resilienti e coerenti con le caratteristiche architettoniche dei luoghi, da salvaguardare e valorizzare anche ripristinando le misure di pedonalizzazione.
In una prospettiva strategica, questa proposta potrebbe essere inserita tra i progetti del Comune di Napoli da candidare nell’ambito del Recovery Plan, essendo perfettamente coerente con gli obiettivi individuati dall’Unione Europea mirati alla sostenibilità ambientale e alla resilienza ai cambiamenti climatici.
Intanto mentre la burocrazia farà il suo corso – come propone Carmine Maturo portavoce nazionale di Green Italia - “si potrebbe mettere mano al restauro del cosiddetto Molo Borbonico. Si potrebbero raccogliere, mettere in sicurezza e catalogare le pietre per poi ricostruire quel pezzo di identità del lungomare napoletano, tanto caro ai napoletani, così come è emerso dai social"

lunedì 4 gennaio 2021

La protervia e la fragilità’ - La vicenda del Vigliacco pestaggio di un rider a Napoli.

Carmine Maturo - Enzo Russo



Nella vicenda del vigliacco pestaggio di un rider da parte di delinquenti, la violenza delle immagini ci catapulta “fisicamente” nella dura realtà che quotidianamente tanti lavoratori devono affrontare per guadagnare un tozzo di pane.

La protervia dei sei vigliacchi - assolutamente non motivabile da ragioni di disagio sociale, giovanile etc. - e la fragilità del lavoratore impongono riflessioni sulle nostre città, sulla desertificazione dovuta alla pandemia, sul degrado urbano e sulle insufficienti condizioni di sicurezza e di precarietà che caratterizzano il lavoro dei riders e in generale della qualità della vita urbana. Se ci si sofferma infatti sulla vicenda, appare evidente che, se il fatto non fosse stato ripreso da un coraggioso cittadino determinando la successiva solidarietà dei napoletani (12.000,00 euro raccolti in poche ore per ricomprare lo scooter), la vittima, oltre ai danni fisici e morali, sarebbe stato privato del suo unico mezzo di sussistenza che, in questo periodo, gli consente di “compensare” la perdita del lavoro di macellaio. In questo quadro, occorre fare una riflessione su come, attraverso la rigenerazione e la manutenzione urbana, si possa uscire dal degrado delle città, subdolo complice della microcriminalità.
In una società civile che ha il dovere di fornire a tutti garanzie per svolgere le proprie attività, anche quelle precarie o poco remunerative, con un minimo di tutela, sarebbe opportuno individuare un Fondo nazionale di garanzia sociale con forme compensative di carattere economico e assicurativo che consentano ai riders di svolgere la propria attività con maggiore serenità

mercoledì 16 dicembre 2020

Green Italia: La pista ciclabile Vesuviana non deve essere una scusa per smantellare la rete ferroviaria, vitale per il Porto di Torre Annunziata e per il trasporto pubblico locale

di Carmine Maturo - coportavoce Nazionale di Green Italia

La realizzazione di una pista ciclabile non puo’ essere la foglia di fico per smantellare il trasporto ferroviario.

L’area metropolitana di Napoli è tra quelle storicamente più infrastrutturata dal punto di vista ferroviario ma ciò non significa che questo automaticamente risponda adeguatamente alle esigenze di mobilità dei cittadini.
Oggi, infatti, l’inadeguatezza dei servizi offerti dagli Enti Gestori comporta un progressivo allontanamento dei cittadini. In questo quadro la soluzione non è quella di ridurre il trasporto su ferro ma di migliorarlo fornendo servizi adeguati, soprattutto per le caratteristiche ecocostenibili del sistema ferroviario e di quello tramviario, poco inquinante.

In parallelo l’incremento della mobilità ciclistica è un obiettivo primario per offrire ai cittadini valide soluzioni di trasporto, soprattutto nel raggio degli spostamenti entro 6 km, rappresentando la bici la migliore soluzione in termini economici e di sostenibilità ambientale.

Una visione strategica di pianificazione dei trasporti, quindi, dovrebbe ipotizzare soluzioni integrate che ottimizzino il trasporto ferroviario e tramviario con la previsione di una vasta rete ciclabile in ambito urbano e di adduzione alle stazioni ferroviarie per favorire l’intermodalità tra i due sistemi.

In questi anni la Regione Campania non si è distinta per portare avanti ragionamenti di mobilità sostenibile in linea con questi principi, non dotandosi, unica Regione in Italia, dell’obbligatorio Piano Regionale della Mobilità Ciclistica.

Ma, al di fuori di qualsiasi strumento di pianificazione e, anzi, in contrasto con il Piano Strategico della Città Metropolitana di Napoli e il Piano del Parco Nazionale del Vesuvio, ha deciso di “smantellare” la linea ferroviaria Torre Annunziata – Cancello per realizzare una pista ciclabile per 9 milioni di euro su pochi km, con costi medi superiori di dieci volte quelli ordinari per costruire normalmente una pista ciclabili ma  “utili e necessari” per smantellare il tratto ferroviario.

In tal modo si marginalizza il porto di Torre Annunziata rispetto a quelli di Salerno e di Napoli, privandolo di collegamenti ferroviari diretti con gli interporti di Nola e Marcianise.

Inoltre la distruzione del tracciato ferroviario priva i comuni dell’area vesuviana di utilizzare un potenziale sistema misto ferrotramviario a servizio di un agglomerato ci circa 200.000 abitanti.

In questo quadro Green Italia Campania chiede con forza al Presidente De Luca di tornare sui suoi passi con una scelta antistorica e di rivedere il progetto prevedendo il funzionamento della ferrovia e la realizzazione di un asse ciclabile parallelo.

domenica 29 novembre 2020

NON SEMPRE "PERSEVERANDO VINCITUR"

Angela Ansalone - pediatra - Green Italia Campania


Il proclama da parte del nostro governatore sulla prossima realizzazione di un ospedale unico in penisola sorrentina che serva anche la costa d'Amalfi per un costo di 65 milioni induce alcune riflessioni.

Attualmente la costa d'Amalfi non ha un suo ospedale. Considero questa carenza gravissima data la vocazione turistica e la tortuosa viabilità. Sarebbe auspicabile un ospedale al centro della costa raggiungibile dal lato est e da quello ovest.

La penisola sorrentina ha attualmente in dotazione un ospedale a Sorrento e uno a vico Equense. Ne aveva anche uno a Sant'Agnello, riconvertito in poliambulatorio e uffici sanitari amministrativi.

L'ospedale unico previsto  in questa ultima sede, S.Agnello, dovrebbe servire quindi l'utenza delle due coste amalfitana e sorrentina ed il carico di turisti che vengono ospitati. Dovrebbe essere proporzionato come ampiezza a questo numero ingente di utenza, con l'aggravante che è situato in un centro abitato notoriamente congestionato dal traffico e a viabilità impervia per ristrettezza e tortuosità delle strade.

A fronte di queste realtà sarebbe quindi auspicabile la ristrutturazione, l'efficientamento energetico, la modernizzazione delle strutture esistenti che sembrano ben distribuite sul territorio in senso logistico.

Se si vuole, come viene detto, mettere al centro la domanda di cura bisognerebbe procedere  con senso della realtà guidati da un esperto di management sanitario, da esperti di architettura sanitaria e paesaggistica perché l'eventuale e molto probabile ulteriore consumo di suolo con distruzione del verde e dei pochi aranceti rimasti la penisola non se lo può permettere. E noi lotteremo perché non avvenga.

Ancora una volta poi si scotomizza il problema non risolto della medicina territoriale, che in questa pandemia ha dimostrato e continua a dimostrare le sue carenze.

I medici di base andrebbero valorizzati nella loro professionalità e nelle dotazioni assegnando loro ambulatori degni di tal nome per fare da filtro agli ospedali e rispondere a cure domiciliari.

Quindi non perseveriamo con progetti che sembrano avulsi dalle reali esigenze di un territorio che non tengono in conto i percorsi e la logistica, che sembrano rispondere solo ad una visibilità egoica con la continua conseguenza di sperpero di danaro pubblico.

domenica 15 novembre 2020

Bambini e pubblicità: qui ci vuole un garante!

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Angela Ansalone - pediatra - Green Italia Campania

Credo che fra le infinite petizioni lanciate, ne mancano ancora molte per tanti problemi ancora da risolvere, ma una diventa sempre più pressante per la mia mission pediatrica.

Dilaga la presenza o meglio l'utilizzo dei bambini nelle pubblicità.

Alcune, grazie a loro, sono molto belle e molto convincenti, ahimè!!!

Ma non basta aver abusato del corpo femminile in tutte le sue espressioni.... degli immigrati come braccia e muscoli dimenticando che sono persone.... non basta l'abuso e la depredazione continua della natura dimenticando che siamo interconnessi nel comune ciclo della vita e della morte.... Ora e di nuovo e di più anche i bambini???  Non basta lo schiavismo dei bambini soldato, dei bambini cercatori di metalli negli stati africani, dei bambini costretti a fuggire dalle guerre, dei bambini venduti nel commercio di organi, della prostituzione minorile.... ???  No, no, basta!!!

Ora anche i bambini più subdolamente usati nel propagandare prodotti la cui genuinità è proprio la spontanea innocenza a dover garantire!!! Quali messaggi di autenticità e quale continua negazione di un'infanzia che a gran voce chiede di essere vissuta come tale, con i suoi tempi, le sue modalità, la sua genuinità costantemente attentati???

Esiste un garante di tutto ciò? E se esiste che faccia il suo lavoro innanzitutto e che poi lo faccia bene!!!

giovedì 12 novembre 2020

La medicina territoriale che vorremmo


Angela Ansalone - pediatra - Green Italia Campania

Sconcertante la diatriba tra sindaco De Magistris e Governatore De Luca mentre la domanda di cura resta senza risposta nella sua urgenza dolorosa.

Ad Aprile proposi in un post che ebbe molti consensi di implementare la medicina territoriale. Lo rivendica e lo illustra chiaramente Milena Gabanelli nel suo ultimo dataroom.

La richiesta lasciata per lo più inevasa è quella di valorizzare la figura del medico di medicina generale liberandolo dalle catene burocratiche che ne limitano e mortificano la professionalità.

Il primo interlocutore del paziente è il suo medico curante che con le opportune dotazioni quali dispositivi di sicurezza e tampone può prestare le prime cure e dare le prime rassicurazioni tanto desiderate e attese in questo difficile periodo. Questo il primo tassello indispensabile per fare da filtro agli ospedali e per rendere degno il servizio sanitario nazionale. È sempre il medico di medicina di base che conoscendo bene il suo paziente può prevenire e curare le altre patologie e indirizzare alle cure di secondo livello.

Valorizzare questa importante figura professionale significa riconoscerla, apprezzarla e dotarla di mezzi, apparecchiature e spazi che non siano gli angusti studi condominiali dove ogni ruolo di siffatta importanza non può essere svolto in efficienza ed efficacia. I milioni spesi per le nuove strutture covid potevano comprendere questi servizi essenziali nello scenario delle cure da prestare. Se non lo si è fatto non è mai tardi per farlo ora che l'esperienza ne ha dimostrato ancor più la imprescindibile utilità.

Un servizio sanitario efficace  non può misconoscere tutte le altre patologie che nel frattempo disattese gonfiano i numeri della letalità  e accrescono il senso di insicurezza verso un governo che proprio questo senso dovrebbe  saper dirimere.

lunedì 26 ottobre 2020

LA SECONDA ONDATA DEL COVID-19: CHE COSA SI PUO' FARE SUBITO, CHE COSA SI DEVE FARE PER IL FUTURO


Sergio Frattini - Green Italia Campania

Di fronte alla seconda ondata della pandemia da Covid-19 è ormai inutile recriminare su quello che si poteva fare e non è stato fatto durante i mesi estivi, quando il peggio sembrava passato e i numeri della diffusione del virus erano sensibilmente calati: dal rafforzamento dei trasporti pubblici - che restano insufficienti e mal funzionanti in molte zone del Paese, specie nel Sud Italia, causando disagi cronici, code ed assembramenti - all’assunzione di medici e infermieri per far fronte alle accresciute esigenze di personale, dalla organizzazione di una rete articolata per il monitoraggio dei contagi e l’assistenza domiciliare ai pazienti all’ampliamento delle terapie intensive. 

I decisori politici, sia a livello nazionale che regionale, si trovano ora stretti tra la necessità di adottare nuove misure restrittive che riducono fortemente le libertà individuali, gli spostamenti e i contatti sociali e le pesanti conseguenze che queste portano sul piano economico, con il fermo quasi totale di numerose attività che danno da vivere a milioni di persone. 

Le polemiche sulla guerriglia scoppiata a Napoli la sera di venerdi 23 ottobre, quando gruppi violenti riconducibili all’estremismo politico e a bande malavitose si sono infiltrati nella manifestazione di protesta di imprenditori della ristorazione, commercianti e semplici cittadini contro il cosiddetto “coprifuoco” delle 23 e l’annuncio dell’imminente lockdown da parte del presidente della Campania De Luca, lasciano il tempo che trovano. In questi giorni le dimostrazioni spontanee si susseguono anche in altre città e c'è sempre il rischio che possano degenerare in scontri. 

Certamente la comunicazione ha la sua importanza e se un rappresentante delle istituzioni si rivolge ai cittadini con toni quasi punitivi, minacciando chiusure forzate di attività economiche senza prospettare alcuna forma di aiuto economico per le fasce sociali più colpite, deve aspettarsi una esasperazione delle tensioni, specie dopo avere attuato, negli anni precedenti, un depotenziamento della sanità pubblica, giustificabile solo in parte con ragioni di bilancio. 

Ad ogni modo ciò che adesso serve è formulare delle proposte, a breve, medio e lungo termine, per fronteggiare l’emergenza  e contenerne gli effetti. 

La creazione di un fondo permanente di sostegno alle categorie sociali più esposte alle conseguenze della pandemia, che non possono contare su stipendi ed entrate garantite, allontanerebbe dalla disperazione molte persone e rafforzerebbe la coesione nazionale in un momento così difficile. Analogo discorso varrebbe per il congelamento e il condono di versamenti fiscali e contributivi. Ovviamente non si parla solo del “popolo delle piccole  partite Iva” ma, soprattutto, di tutta la “zona grigia” (molto numerosa nelle aree meno ricche del Paese) rappresentata da lavoratori precari e del sommerso, sia in proprio che alle dipendenze, dediti alle attività più svariate e privi di qualsiasi visibilità fiscale.  

Sviluppare una rete di medicina territoriale, affiancata da un efficiente sistema informativo, che parta dai medici di base fino a presidi sanitari intermedi attrezzati per le emergenze, alleggerirebbe la pressione sugli ospedali e farebbe sentire i cittadini più sicuri e meno angosciati di fronte alla prospettiva di un contagio. 

Quanto agli aspetti più strettamente sanitari, è innegabile che, se è vero che le pandemie ci sono sempre state, le scelte scellerate degli ultimi decenni ne hanno sicuramente acuito le conseguenze. E’ ormai accertata la correlazione tra inquinamento ambientale e propagazione del virus e degli altri agenti patogeni, che in molti casi sono veicolati dal particolato inquinante, maggiormente presente nella pianura padana e nelle grandi aree metropolitane a causa soprattutto del traffico motorizzato. L’evoluzione decisa verso una mobilità più leggera e sostenibile abbatterebbe enormemente questo fattore di rischio. 

Analogamente, la eccessiva densità abitativa e edilizia, oltre a peggiorare la qualità della vita urbana, costituisce un moltiplicatore dei contagi, considerando che dove si costruisce troppo si costringe la gente a vivere ammassati l’uno all’altro, in ambienti che soffrono anche per la mancanza di ossigenazione e di ventilazione e dove, spesso, non c’è più letteralmente spazio per muoversi con facilità. Leggi nazionali e regionali, severe e coraggiose, per fermare la cementificazione che continua senza sosta e limitare il consumo di suolo non sono più rinviabili, così come un massiccio piano di forestazione urbana per l’assorbimento della CO2.

Insomma, la pandemia presente, come quelle con le quali saremo costretti a convivere nei prossimi anni, sono una ragione in più per spingere i decisori e le opinioni pubbliche a svoltare in maniera irreversibile verso un Green New Deal, che non è più solo una via per migliorare la nostra vita ma, molto probabilmente, l’unica soluzione per assicurare un futuro alle giovani generazioni.

martedì 20 ottobre 2020

"Creatività al potere" e utopie da trasformare in realtà per una Napoli piú vivibile, bella, accogliente e gentile


Per Napoli è giunto il momento di costruire  tutti assieme una proposta convincente e che possa veramente migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Crediamo che bisogna portare la "creatività al potere", utopie da trasformare in realtà, con una discussione sincera sui temi e aperta alla partecipazione delle forze, progressiste, ecologiste, delle esperienze civiche e territoriali, delle associazioni.

É importante ed utile non solo un confronto profondo attraverso il quale potrá nascere un’idea di città ma soprattutto é necessario scandire i tempi e le modalità di attuazione di una visione del futuro della cittá: Mobilità, Cura della cittá, Rifiuti, Sviluppo e turismo sostenibile, Verde urbano, Cultura, Partecipazione, dissesto idrogeologico, sicurezza, accoglienza...

Green Italia Campania è pronta a contribuire condividendo idee e proposte con le forze sane progressiste ed ecologiste della cittá per una Napoli piú vivibile, bella, accogliente e gentile.

Lo dichiarano Maria Gabriella Camera, co-portavoce Green Italia Campania e Carmine Maturo, co-portavoce nazionale Green Italia

lunedì 28 settembre 2020

Solidarietà al sindaco Enzo Falco e al giornalista Ciro Pisano

Green Italia si associa al moto di solidarietà che si e' mosso nei confronti di Enzo Falco e Ciro Pisano, minacciati di morte dalla criminalità organizzata, neanche una settimana dopo la chiusura delle urne. 
Una notizia - l'elezione di un uomo libero e competente come Enzo Falco a Sindaco di Caivano - che deve far solo gioire i cittadini di quel territorio e siamo sicuri che a breve questa cosa la capiranno in tanti. 
Alcuni nostri soci hanno percorso un poco di strada insieme a lui, un vero ecologista, verso un'idea di un territorio piu sostenibile e come Green Italia siamo fin troppo consapevoli della sua vera stoffa. La sua elezione, a differenza di quanto e' avvenuto purtroppo in comuni limitrofi, è un segnale fin troppo chiaro di dove i cittadini di Caivano vogliono andare...non si torna indietro. 
Siamo sicuri che Enzo con la sua giovialita ed il "buon gusto" per la vita dara' molto a questo territorio che ama. Chiaramente non sara' da solo in questa sua nuova avventura. 
Ancora auguri Enzo.